Loacker, leader mondiale dei wafer e oggi Società Benefit, scommette sulla verticalizzazione della filiera. Maurizio Furlan, Head of Hazelnut Farms, ci racconta come nasce e si gestisce il ramo agricolo dell’azienda altoatesina: un percorso che unisce tradizione agronomica e innovazione digitale
Sul suo profilo LinkedIn si qualifica come “Head of hazelnut farms” di Loacker Group. Tradotto vuol dire che Maurizio Furlan è il direttore dei noccioleti italiani. Sono la filiera agricola da cui l’azienda altoatesina, tra i leader mondiali nel mercato dei wafer e specializzata nella produzione di specialità al cioccolato, ricava la materia prima per i suoi prodotti distribuiti in 110 Paesi del mondo. Come sottolinea il manager: “Per garantire la massima bontà, utilizziamo nocciole 100% coltivate e tostate in casa, controllando ogni fase del processo”.
Laurea in agraria prima di arrivare in Loacker
Una carriera costruita interamente in Loacker, radicata in una solida base accademica: dalla laurea triennale in agraria a Bolzano alla magistrale con lode in Scienze e Tecnologie Agrarie a Udine. Un percorso che dimostra come la passione per i campi, unita alla competenza scientifica, possa portare ai vertici del management agricolo.
I campi, prima che un lavoro, sono una passione coltivata fin dalla gioventù. Anche se adesso siede più spesso dietro una scrivania che sul sedile di un trattore. È al vertice della filiera agricola dell’azienda di wafer, biscotti, snack e cioccolato: Loacker possiede Tenuta Corte Migliorina (Orbetello) e Tenuta Collelungo (Roccastrada). Un totale di 275 ettari. Una terza tenuta è in fase di acquisizione nel Lazio. A queste superfici si sommano altri 1.200 ettari a contratto con aziende agricole partner.
Da agronomo a manager: parabola di una carriera
Nel 2025 Loacker ha celebrato i suoi cent’anni di attività. In un secolo è passata da piccola pasticceria di famiglia a Bolzano a gigante globale nel suo segmento di mercato. Oltre alla qualità dei suoi prodotti, a renderla nota al grande pubblico sono stati gli spot televisivi degli gnomi-produttori e lo slogan cult “Loacker che bontà!”.
Furlan è in Loacker dal 2014. Da quando in Toscana è scattato da zero il progetto per la coltivazione diretta delle nocciole. È entrato come giovane agronomo: “Ho visto nascere e crescere i nostri noccioleti – ricorda -. Dallo studio di fattibilità, con la collaborazione dell’Università delle Tuscia di Viterbo, fino alla posa dei primi impianti di irrigazione. Poi via via ho contribuito a realizzare tutto ciò che serviva per il decollo del ramo agricolo di Loacker”.
Ora si occupa anche di gestire tutte le fasi della lavorazione: dalla raccolta alla logistica. Così come di tracciabilità, sostenibilità, sicurezza sul lavoro, manutenzione dei macchinari, bilanci e investimenti. “È vero, l’attività agricola è sempre una parte importante per me. Il cuore è lì. Ma nel corso degli anni il mio lavoro si è trasformato”, ammette Furlan.
Background agricolo: il segreto per gestire una filiera
“Senza un background agricolo – non ha dubbi Furlan – gestire a livello manageriale una filiera come questa sarebbe difficile”. Il motivo? “Fare business nel settore della terra richiede competenze tecniche-scientifiche che solo la facoltà di agraria ti dà. Pensiamo a irrigazione, concimi, semina, fioritura, raccolta. E a fattori incontrollabili: meteo e invasioni di insetti e parassiti. Il mondo dell’agricoltura è contrassegnato da tante variabili e incognite. Un manager nell’industria riesce a controllare quasi tutto il processo, in agricoltura no”.
Per esempio? Risponde Furlan: “La stagionalità: nel caso di una gelata primaverile, rischi di perdere il lavoro di un anno. Pensiamo ai costi: acquisti un macchinario, per esempio per la raccolta delle nocciole, e lo usi solo 2 mesi l’anno, per 10 mesi rimane parcheggiato. In agricoltura è tutto diverso, tutto più complesso che in altri settori”.
Agricoltura di precisione: il digitale chiave del futuro
Molto tempo è trascorso da quando Furlan sedeva sui banchi di scuola. Ricorda però che “matematica, fisica, chimica sono materie che mi hanno dato ottime competenze scientifiche di base. Così come le tecniche agronomiche più classiche unite a quelle più tecnologiche. Pensiamo alla meccanizzazione agricola”.
Guardando al futuro la parola d’ordine è digitalizzazione: “È esplosa in questi ultimi 5 anni e diventerà ancora più centrale nei prossimi cinque, con la diffusione e lo sviluppo ulteriore dell’intelligenza artificiale. Per questo, ritengo che le competenze nel digitale per i futuri agronomi saranno fondamentali”.
L’agricoltura di domani sarà agricoltura di precisione? “Lo è già quella di oggi. Domani lo sarà ancora di più. Per esempio, l’utilizzo dei droni nelle concimazioni sarà fondamentale. Come la capacità di leggere mappe digitali fornite dai satelliti. Figure con queste competenze saranno sempre più richieste e ricercate nel mercato del lavoro nel settore agricolo”.
Stage: la formazione in campo è cruciale
Furlan spiega che tanto la formazione nelle aule scolastiche è cruciale, quanto lo stage in un’azienda agricola: “Quando arrivano da noi i ragazzi, il primo giorno gli facciamo fare un bel giro nei campi. Così capiamo quali sono le loro competenze su una coltura specifica come il nocciolo. La prima settimana è dedicata a conoscere i concetti macro di questa coltura di nicchia. Con una domanda ad hoc: ‘Quando fiorisce il nocciolo?’ Il 90% dei ragazzi risponde in primavera, sbagliando”.
