“Studiare all’agrario? Il vero errore è scegliere senza sapere”

Adalgisa Maurizio, dirigente del Domizia Lucilla di Roma: “Il nostro istituto non è più facile di altre scuole”. Il vero nodo è l’orientamento

Non è vero che l’istituto agrario sia una scorciatoia. Non è vero che sia la scuola di chi vuole studiare meno. E non è vero neppure che oggi prepari solo a un lavoro “di fatica”, lontano dalla tecnologia, dalla scienza, dall’innovazione digitale. Il punto, semmai, è un altro: troppi ragazzi ci arrivano con un’idea sbagliata in testa. Ed è lì che l’orientamento deve colpire.

“C’è ancora l’immagine che l’istituto agrario sia tecnico e professionale, quindi più facile di un liceo. Quasi una scelta per chi non abbia voglia di studiare. In realtà non è proprio così, perché le materie che si studiano sono molto tecniche e scientifiche”, afferma Adalgisa Maurizio, dirigente scolastico dell’istituto Domizia Lucilla, nel “cuore” di Roma. Una scuola con due indirizzi: enogastronomia e ospitalità alberghiera, da una parte, agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane, dall’altra. In totale 800 studenti, di cui 180 iscritti all’agrario

L’orientamento che smonta gli stereotipi

C’è un passaggio chiave: l’orientamento, se vuole servire davvero, deve prima di tutto smontare gli stereotipi. Maurizio lo dice senza giri di parole: “Numerosi studenti hanno scelto l’istituto agrario perché hanno famiglie con le aziende avviate nel settore. Quindi per loro è un po’ la continuità nella vita di famiglia. Ma molti altri no”. E ancora: c’è anche chi arriva “perché non sapeva bene a che cosa andava incontro”.

Qui sta il nodo. Agridays si presenta come il luogo dove “capire cosa studiare, prima di scegliere”, offrendo strumenti concreti per conoscere corsi, competenze e carriere nell’agrifood. Per la preside Maurizio, infatti, l’evento di orientamento del 29 aprile a Roma ha valore proprio perché arriva alla fine del percorso scolastico, quando lo studente deve capire che cosa fare dopo.

Conoscere le opportunità del mondo del lavoro

“La motivazione è duplice: sia capire che opportunità ci sono per il mondo del lavoro, sia proseguire una formazione e soprattutto specializzarsi”, chiarisce la dirigente scolastica. Ma non solo: “Partecipare a queste iniziative significa anche avere la possibilità di conoscere le novità, di capire quali siano gli aspetti innovativi e poi anche di creare eventualmente delle reti, delle relazioni, prendere contatti”. 

Questo è il punto chiave. Perché una delle debolezze dell’orientamento, secondo la professoressa Maurizio, è che spesso resta astratto. “Le occasioni non sono tantissime – osserva -. Incontrare altri studenti, incontrare altre scuole, vedere anche altre scuole ha un valore aggiunto. Noi, per esempio, abbiamo avviato un gemellaggio virtuale con un istituto agrario di Tokyo. Un’esperienza molto utile e interessante per i nostri ragazzi, in quanto si sono confrontati con un’altra realtà, lontana e completamente diversa dalla nostra”.

L’attrazione della tecnologia da sola non basta

C’è però un secondo equivoco da superare. L’agricoltura piace ai ragazzi quando mostra il suo lato più innovativo, ma l’attrazione da sola non basta. “I nostri studenti sicuramente sono calamitati dall’aspetto innovativo e tecnologico – sottolinea Maurizio -. Ma gli insegnanti si accorgono anche di come i ragazzi usino le possibilità che offre la tecnologia in modo molto superficiale”. Tanto che “spesso quando chiediamo loro di fare una ricerca, di cercare un dato o addirittura una fonte, non lo sanno fare”.

La dirigente scolastica spiega che il problema non è avere davanti un drone, una mappa satellitare, un software o l’intelligenza artificiale. Il problema è capire a che cosa servano. “Ci deve essere proprio l’aspetto didattico ed educativo e non la tecnologia fine a sé stessa, che può essere molto bella però, se poi non ne capisco le finalità, serve veramente a poco”.

Visite, scambi e stage: il valore dell’esperienza in azienda

Per questo motivo, nel ragionamento della dirigente, l’orientamento funziona quando si intreccia con esperienze vere. Visite, uscite, scambi, stage.

Racconta, per esempio, l’effetto che ha avuto sui ragazzi la visita all’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile: “Ho visto un interesse elevatissimo. I ragazzi sono stati attentissimi, hanno partecipato attivamente, hanno posto tante domande”. Oppure i percorsi all’estero: “Per molti di loro era la prima volta che salivano su un aereo”. Così come gli stage in aziende non italiane, con gruppi di ragazzi partiti per Bulgaria, Turchia, Spagna, Colonia. “Questo secondo me è un altro valore aggiunto: non solo è attrattivo, ma ti può orientare a scegliere un lavoro”. 

Questione femminile e disabilità: serve più inclusione

Ci sono poi due questioni che Maurizio solleva con forza: quella femminile e quella della disabilità. Prima lancia un appello per una maggiore inclusività nel settore dell’agricoltura. Sul fronte della disabilità, occorre “un più forte e capillare coinvolgimento delle cooperative sociali. A cominciare da una più salda integrazione tra queste realtà e le scuole”.

Poi tocca un altro nervo scoperto: la parità di genere. “Ci sono pochissime ragazze all’agrario”, fa notare. La stima che fornisce è chiara: “Siamo al di sotto del 30% di presenza femminile, in alcune classi sono veramente 2, 3, 4, non di più”. Per lei è uno stereotipo da combattere: i percorsi agrari “non devono essere visti come percorsi in cui impari a zappare la terra”. Al contrario, vanno considerati come percorsi in cui si può intravedere “una possibilità di realizzazione professionale per tutti”. 

Terreni, serre e laboratori: spazi chiave dell’istituto

Infine c’è la scuola, quella vera, quella quotidiana. Non come etichetta, ma come esperienza concreta. Maurizio descrive un istituto in cui le serre idroponiche, la coltivazione di ortaggi e olive, il laboratorio di trasformazione, il punto vendita e perfino gli abiti da lavoro acquistati per gli studenti servano a centrare un obiettivo preciso: far capire che ciò che si studia non è separato da ciò che si fa. “I nostri studenti dal primo giorno si devono sentire parte di quella comunità – dice -. Il terreno, le serre, devono far parte integrante dell’istituto”.

Alla fine il punto è netto. E riguarda l’orientamento più di qualsiasi slogan. “Io non posso immaginare che un ragazzo esca e non abbia un’idea, se non molto vaga, di quello che deve fare”, conclude Maurizio. È una frase semplice. Ma basta da sola a spiegare perché oggi, nell’agrifood, scegliere non basta. Bisogna scegliere sapendo. 

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