Tecnologie 4.0, azienda didattica e filiera completa: all’istituto «Luigi di Savoia» il lavoro si impara prima del diploma
Immagina di salire su un trattore senza muoverti da scuola. La piattaforma si inclina, il sistema dinamico riproduce il terreno sconnesso, gli schermi ad altissima risoluzione ti avvolgono a 360 gradi e l’audio cambia con il contesto. Sei in campo. O almeno, il tuo corpo pensa di esserlo.
Non è un videogame. Da fine marzo questa esperienza immersiva sarà realtà per gli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario e del Professionale Agrario «Luigi di Savoia» di Rieti, uno dei pochissimi istituti agrari italiani a dotarsi di una tecnologia di questo tipo.
«A fine marzo arriverà un simulatore di macchine agricole, come il simulatore di volo», annuncia la dirigente scolastica Raffaella Giovannetti. «Permetterà agli studenti che non possono utilizzare le macchine agricole, data la giovane età e l’elevato pericolo, di provare sul campo».
Il simulatore si chiama Agrisi. È un sistema dinamico a tre gradi di libertà con piattaforma all-in-board, acquistato per un investimento di 200mila euro. Non è un gadget: replica il protocollo ISOBUS delle trattrici reali.
Gli studenti imparano a parametrizzare il cambio, la presa di potenza, il sollevatore. Imparano a leggere i dati. Imparano, in sostanza, il linguaggio dell’agricoltura di precisione prima ancora di mettere piede in azienda.
40 ettari di laboratorio a cielo aperto
Il simulatore arriva in un istituto dove la tecnologia non è una promessa: è già in uso. Il «Luigi di Savoia» gestisce 40 ettari di azienda agraria (con, tra l’altro, vigneto, oliveto, serra idroponica, serra geodetica, mini caseificio, mini birrificio) dove «ogni giorno teoria e pratica si incontrano», assicura Giovannetti. In una miscela perfetta tra tradizione e innovazione.
Gli studenti non osservano: partecipano. Seguono la filiera dal principio alla fine, dal campo alla commercializzazione. «Per un ragazzo, poter vedere produrre il farro e arrivare poi alla produzione della birra e alla sua commercializzazione è un’esperienza formativa che assicura uno sguardo a 360 gradi sulla filiera», dice Giovannetti.
Ogni tanto l’istituto organizza aperitivi in vigna con gli studenti, degustazioni dei propri prodotti. Esperienze che completano la formazione tecnica con qualcosa di più difficile da insegnare in aula: il senso di ciò che si sta facendo.
I prodotti non restano in istituto: vanno a ruba nel punto vendita interno e sono anche disponibili sugli scaffali dei negozi che vendono prodotti a chilometro zero del territorio. L’istituto lavora in sinergia con realtà produttive locali di eccellenza, tra cui i birrifici Alta Quota e Birra in Borgo.
Capannine meto, serre e droni: la tecnologia già in uso a scuola
Fuori dalle aule, l’innovazione si misura in strumenti concreti. L’istituto ha investito molto, anche grazie ai fondi del PNRR, su capannine meteorologiche per la raccolta dati in tempo reale e smarty ball. «I ragazzi utilizzano già queste colonnine – spiega Giovannetti -. Questo ci permette di garantire dati affidabili e standardizzati. Gli studenti poi agiscono sulla base dei dati che ricevono».
Le serre completano il quadro. La serra idroponica — dove si coltiva senza suolo, con soluzioni nutritive controllate — e la serra geodetica consentono di lavorare su colture fuori stagione e in condizioni climatiche simulate. I droni entrano nelle esercitazioni di rilievo e monitoraggio: un’altra soluzione high-tech che gli studenti imparano a usare prima di trovarsela in mano in azienda.
È esattamente il profilo che il mercato cerca. Secondo l’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano, meno della metà delle aziende agricole italiane usa almeno una tecnologia smart. Chi esce dal «Luigi di Savoia» è già abituato a lavorarci. E sa come accompagnare le imprese nella transizione digitale.
Tecnico agrario o professionale: due profili, un’unica visione
L’istituto diretto da Giovannetti conta, nel suo complesso, 700 studenti: circa 250 ragazzi sono iscritti al tecnico agrario (9 classi) e 70 frequentano il professionale agrario (5 classi). Due indirizzi con profili d’uscita distinti.
Il tecnico agrario guarda all’università — Scienze Agrarie, spesso all’Università della Tuscia — e forma i futuri agronomi. Il professionale punta all’inserimento diretto nel mondo del lavoro e all’imprenditorialità: chi ha un’azienda di famiglia la sviluppa, chi non ce l’ha ne costruisce una. «La competenza imprenditoriale per noi è centrale per entrambi gli istituti», assicura Giovannetti.
L’istituto è anche socio fondatore di un ITS agroalimentare per il Made in Italy: un canale post-diploma ad alta intensità pratica, con un forte collegamento alle imprese.
La figura che cambierà il settore
Tra i profili su cui il «Luigi di Savoia» investe di più c’è l’esperto di agricoltura di precisione. «È una figura professionale innovativa che ha preso piede su tutte le altre professioni», dice Giovannetti. «Io parlo di Agricoltura 4.0, ma a breve arriveremo all’Agricoltura 5.0. Questa figura sarà sempre più centrale per migliorare la produttività agricola in modo sostenibile ed efficiente».
Le competenze richieste sono elevate: agronomia, tecniche agricole, macchine intelligenti, analisi dei dati. Un bagaglio di conoscenze che, al «Luigi di Savoia», non sono insegnate solo sui libri. Gli studenti sviluppano capacità operative, ma anche responsabilità, organizzazione e spirito imprenditoriale. Si aprono, dice la dirigente, «a una visione molto ampia: la tradizione che si coniuga con l’innovazione».
Il simulatore che entrerà in funzione a fine marzo è, in questo senso, molto più di una nuova attrezzatura: è il dettaglio che racconta l’intero progetto educativo. Una scuola dove il futuro dell’agricoltura non si studia soltanto, si sperimenta.
